martedì, agosto 30, 2005

Il manager, il business ed il cane che conosceva il Karate

Tempo fa ho partecipato ad un incontro, fra managers d'azienda, dedicato al mondo dell'e-business ed alla evoluzione, o involuzione, che lo stesso stava subendo a causa delle numerosi problematiche internazionali in atto (guerre, recessioni, ecc.).

Durante la serata, il cui tema mi stava molto a cuore, alcuni particolari che prima di allora non avevo mai osservato con attenzione hanno suscitato in me contrastanti sensazioni che qui voglio condividere.
Relatori e managers vari, chiamati di volta in volta sul palco ad esprimere le proprie impressioni sulla natura del problema e su come traghettare questo infausto periodo fino a momenti di maggiore tranquillità, mostravano uno straordinario impegno nel fotografare lo status quo di crisi del mercato con toni ed atteggiamenti assolutamente "positivi" e "tranquillizzanti", con voci suadenti e camomillose. Persino le slide, che di volta in volta si sostituivano sullo schermo gigante, apparivano addirittura "allegre".
Il culmine di questa straordinaria ondata di positività è stato raggiunto quando l'amministratore delegato di una importante web agency milanese ha definito il momento della propria azienda (-45% di fatturato e licenziamenti per oltre il 50% del personale) come, e cito testualmente, "un atterraggio di fortuna ben riuscito" mentre a me appariva come un vero e proprio "disastro aereo".

A questo punto sono iniziati i miei problemi.

Inizio intermezzo.


Purtroppo fin da quando ne ho memoria, soffro di un "disturbo" che mi consente, pur vivendo con attenzione quello che mi accade intorno, di uscire dal mio corpo e vedere la scena che vivo in quel momento da un'altra angolazione, in altri casi invece visualizzo con la mente scene di film dove gli attori si esprimono o si atteggiano in modo molto simili a quanto vedo in quel momento (di questo stesso problema soffriva il protagonista di una famosa serie TV americana intitolata "Dream On")....

Per completamento delle informazioni devo inoltre inserire nel contesto il mio cane. Uno splendido bassotto standard fulvo a pelo raso di nome Carrucola e che, come penso tutti i cani agli occhi dei loro padroni, ritengo sia semplicemente splendido. I motivi per cui lo ritengo così eccezionale sono tanti, vuoi per la forma tipica dei bassotti, vuoi per le orecchie lunghe, non lo so, ma è veramente speciale ed a volte mi basta osservarlo giocare per alcuni minuti appena rientro a casa per accantonare tutti gli stress del lavoro e provare una sorte di piacere e rilassamento mentale.

Proprio osservandolo ho notato che quando dorme, unica razza che dorme completamente a pancia in su, assume alcune posizioni veramente ridicole che ricordano quella fetale, quella del wurstel in padella, quella più classica a ciambella ad altre ancora che però, con il conforto di un amico esperto karateka, ricordano incredibilmente alcune posizione base del Karate Shotokhan.

Fine intermezzo.

Detto della XXIIa Fiera del "Penso Positivo", ho trascorso la rimanenza della serata nello studiare meglio il comportamento dei miei importanti colleghi notando, fra le altre cose, un ulteriore elemento discretamente destabilizzante e cioè l'impegno di molti fra di loro nel copiare, soprattutto nel gergo, i più importanti guru internazionali della scena Internet e Media, servendosi di un linguaggio pseudo-tecnico-psicologico-meccanico fatto di acronimi impronunciabili combinati fra di loro in almeno tre lingue diverse e, spesso, servito al pubblico in modo non compresibile o addirittura errato.

Tutto questo provocando comunque cenni di approvazione e gradimento da più parti.

A quel punto ho avuto una sorta di illuminazione, ed in quel preciso momento ho capito, tutti quei managers, così profondi conoscitori del business da poterlo sviscerare in ogni più piccolo aspetto e più minuto particolare, servendosi di termini così eccentrici ed altisonanti quanto incomprensibili, con una gestualità al limite del linguaggio per sordomuti, CONOSCEVANO REALMENTE IL BUSINESS, infatti, se conosci abbastanza termini per poter parlare del momento di una azienda che perde oltre il 45% del proprio fatturato e che licenzierà oltre il 50% del proprio personale nell'anno in corso, definendolo "un atterraggio di fortuna ben riuscito", non importa la realtà, importa esclusivamente la tua capacità di descriverla, ed immediatamente mi è stata chiara un'altra rivelazione, ancora più incredibile: IL MIO CANE CONOSCE IL KARATE !

Ora non me ne vogliano coloro che si riconosceranno in queste mie poche righe e che, forse con un pizzico più di umiltà, potrebbero imparare a descrivere la realtà con più ..... realtà. E per l'amor di Dio non me ne vogliano nemmeno i maestri di karate che improvvisamente sono venuti a conoscenza della esistenza di un karateka canino.


La mia è pura provocazione. Nulla di più, non è mio desiderio, ne ritengo di avere le capacità per insegnare nulla a nessuno. Il mio scopo è provocare una reazione e spero di avercela fatta.

P.S.

Recentemente ho sentito nuovamente lo stesso amministratore delegato del quale faccio più volte riferimento, il quale mi raccontava di aver partecipato ad un company kick-off meeting durante il quale aveva avuto modo di pronunciarsi in merito a nuove tecniche di knowledge management applicato alla PA e degli EP implementati negli ERP aziendali a favore del conseguente successo in termini di CS.

Incredibile vero ?

Per vostra conoscenza e mio piacere, il mio cane Carrucola, in questi giorni nei quali non posso accudirlo adeguatamente, è ospite presso una splendida pensione nel bergamasco dove se la sta godendo un sacco in mezzo a tanti suoi simili, ma se per voi è più credibile, è impegnato nel conseguire un master sull'utilizzo delle tecniche a mano aperta e l'uso del ki come arma di difesa. Anche questo è incredibile. Ma sarà vero ?

mercoledì, agosto 24, 2005

Assenza di pace


Come la vita, fatta di tanti mattoncini ordinati, viene sconvolta dalle emozioni

martedì, agosto 23, 2005

Sono scemo ? OK, sono scemo !

Sto litigando con la mia casa.

Non la sopporto più, così narcisista e puttana, così mamma, sorella e moglie.
Sono giorni, forse settimane, può darsi anche mesi che vivo una guerra silenziosa con ogni suppellettile, ogni arredo, ogni cosa che vedo, sento o odoro.

Da giorni, ad esempio, sono impegnato in una spiacevole discussione con le stoviglie: piatti, bicchieri, coltelli e forchette non vogliono ubbidirmi, vogliono vivere con le loro regole, con i loro comandamenti, ovviamente così lontani dal mio credo da essere quasi impossibile una mediazione.

I rapporti sono tesi, gli sguardi non lasciano dubbi, è guerra.

Il nervosismo mi assale, scritti letti in gioventù mi rammentano che una guerra si sa quando comincia ma mai quando finisce e soprattutto “come” finisce. Da parte sua, il "nemico" appare immutabile, fiero e deciso nel mantenere quello stato di anarchia per me assolutamente inaccettabile.

La guerra è maledettamente dura. I corpi inanimati aumentano ogni giorno, le notti insonni pure. Una dopo l'altra trascorrono giornate empie di tristezza e nottate nelle quali risuonano rumori inquieti. Ormai i giorni di guerra sono troppi e troppo duri, in me iniziano ad insorgere dei dubbi.


Sono stanco.

Oggi ho finalmente capito che la guerra non è per me e quindi ho chiesto un incontro la fazione nemica, sono speranzoso di arrivare ad un pace, spero soprattutto che quanto ho da offrire loro sia l’elemento fondamentale per far zittire le armi.

L’incontro sta per avere inizio, il lavabo appare come la spianata di Little Big Horn dopo la passata degli apachi di Toro Seduto, ma ciò che stringo nella mano destra so di per certo essere strumento di pace. Dignità, fermezza ed il giusto timore accompagnano la stretta di mano che sancisce l’inizio degli incontri.

Scenda la sera e con la luce se ne va anche la guerra.

Da domani mi ricorderò di ogni bottiglia di LAST non solo come un detersivo per piatti, ma come lo strumento che mi ha riappacificato con la mia casa.

Grazie LAST.


lunedì, agosto 22, 2005

Un uomo

Ho conosciuto un uomo, una persona triste, vestito di nero.
Abbiamo fatto subito amicizia.

Dal primo momento ha iniziato a raccontarmi fantascientifiche storie di eroi, di gente comune, di fotografia, di arte, di musica e di tutto quanto la mente umana può immaginare.
Per ore sono stato incollato alla sedia del salotto ad ascoltare i suoi continui monologhi, uno dopo l'altro, senza prendere mai fiato, senza muoversi mai di un solo centimetro, con lo sguardo fisso nel suo, di battaglia in battaglia, di amore in amore.
Sono passati giorni durante i quali Pollock e Picasso, Beethoven e Satriani assieme a Nice e Seneca ci hanno fatto compagnia nelle sue storie.
Ho conosciuto bene quest'uomo, talmente solo in mezzo a tanti da sedersi di fronte ad uno specchio a raccontare mirabolanti avventure mai vissute al suo unico vero amico.
Ho riconosciuto me stesso in quell'uomo.

mercoledì, agosto 17, 2005

Nero

Ho visto il verde che abita le foreste,
ho odiato il bianco che ricopre le spose,
ho cercato il rosso che sgorga dal cuore,
ho annusato il blu del mare in tempesta,
ho toccato il giallo del sole d'estate,
ho amato solo il nero dentro di me.

Panico

E' stato come sprofondare in un tetro e gelido mare, è stato come essere penetrato da un lungo pugnale bollente, è stato come morire senza il sollievo della morte.

Il panico è entrato in me.

Non se ne andrà più !

martedì, agosto 16, 2005

Ho solamente un giorno di vita

Sono sole poche ore che navigo nell'unico mare infinito dell'universo, ma già le cose si stanno maledettamente complicando.

Fin dal primo tenue vagito, emesso non più tardi di dodici ore fa, ho immediatamente identificato la parola quale unico strumento atto a semplificare la comunicazione con i miei simili. Preso atto di questa straordinaria scoperta, ho iniziato a comporre nella mia mente semplici frasi, inserendo ad ogni loop del mio cervello una nuova parola, più complessa, più precisa, fino ad ottenere, sempre nella mia testa, un piccolo compendio delle mie primissime esperienze di vita.

Con mia grande sorpresa però, una volta spalancata la bocca, pronta a regalare al network chissa quale magnifica strofa, ciò che da essa ne è uscito è stato uno sconnesso ammasso di articoli, di avverbi, di coniugazioni quantomeno inusuali.

Ho capito allora che, nella fase di crescita del mio feto digitale, qualcosa deve essere andato storto, qualche organo deve essere morto non permettendo alle meraviglie che la mia mente (so di essere modesto) è in grado di creare, di essere espresse in modo degno.

Io penso ad un sole acceso, desertico, ad una brezza dispettosa e insolente e ciò che esce da quel orifizio posto al piano di sotto (il cervello è ovvio che abiti in un superattico) è: sole..... caldo..... vento..... forte.

E' che ca**o !!!

Meglio stare zitti, molto meglio

Nasco oggi

E' una luce abbagliante quella che mi viene incontro. Un irritante ticchettio si somma ai passaggi ambient che solcano le onde della mia serata sconvolgendone il risultato sonoro.
E' la luce del monitor, è il rumore delle mie dita che scorrono a destra ed a sinistra, su e giù per la tastiera impegnate a scrivere queste poche righe che hanno il compito di dare una sculacciata a questa piccola vita digitale che sta nascendo.
Forse è la mia immaginazione, ma un lontano vagito arriva alle mie orecchie. Allora è vero!
Sono nato.